
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato l’atto di indirizzo che definisce la programmazione delle risorse destinate al Terzo settore per il triennio 2025-2027. Lo stanziamento complessivo ammonta a 141,3 milioni di euro, una cifra importante ma in calo rispetto ai circa 175 milioni del precedente triennio. Una riduzione che segna un cambio di passo e che avrà conseguenze sulle strategie delle organizzazioni non profit.
Le risorse saranno distribuite su più linee di intervento: progetti di rilevanza nazionale, iniziative locali, contributi per l’acquisto di ambulanze e beni strumentali. La novità più significativa riguarda l’enfasi sull’impatto sociale: i progetti candidati dovranno dimostrare in maniera chiara e misurabile i risultati prodotti, seguendo le linee guida ministeriali del 2019. Non basterà quindi presentare buone idee; sarà necessario documentarne l’efficacia e il valore aggiunto per la collettività.
Potranno accedere ai fondi gli enti iscritti al RUNTS – organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni – oltre alle Onlus ancora attive. Tuttavia, i requisiti minimi rischiano di rendere il percorso più complesso per realtà piccole e radicate a livello locale: i progetti dovranno coinvolgere almeno dieci regioni e avere un valore non inferiore a 250 mila euro (che sale a 500 mila per alcune tipologie). Inoltre, la quota di finanziamento ministeriale non potrà superare l’80% dei costi complessivi, lasciando agli enti la responsabilità di reperire il restante 20%.
Per le iniziative di carattere locale, le risorse saranno ripartite tra le Regioni sulla base di criteri misti: una quota fissa del 30%, una del 20% proporzionale alla popolazione residente e il restante 50% legato al numero di enti iscritti al RUNTS. Il Veneto, ad esempio, riceverà quasi 5 milioni di euro nel triennio. Nel 2025 è inoltre previsto un incremento straordinario di 10 milioni di euro a favore del Fondo per il finanziamento delle attività di interesse generale, destinato agli ETS registrati.
Il quadro che emerge è duplice: da un lato, il Governo conferma il sostegno al Terzo settore, riconoscendone il ruolo centrale nel tessuto sociale ed economico del Paese; dall’altro, la contrazione delle risorse e le nuove regole più stringenti rischiano di escludere realtà più piccole, meno strutturate o con una vocazione territoriale limitata. Per queste ultime, la strada obbligata sarà quella di fare rete, creare partenariati e sviluppare competenze nella rendicontazione e nella valutazione d’impatto.
In un contesto in cui il Terzo settore è chiamato sempre più a colmare i vuoti lasciati dal welfare pubblico, i 141 milioni di euro per il triennio 2025-2027 rappresentano una sfida: meno risorse disponibili, ma più attenzione alla qualità, alla misurabilità dei risultati e alla capacità delle organizzazioni di dimostrare concretamente il loro contributo al bene comune.
