La relazione di missione: il documento che racconta la vita di un Ente del Terzo settore

Quando si parla di bilancio degli enti del Terzo settore, l’attenzione cade spesso sullo stato patrimoniale e sul rendiconto gestionale, i due documenti che fotografano la situazione economica e finanziaria dell’ente in termini numerici. Eppure esiste un terzo documento, parte integrante del bilancio, che per molte realtà associative rappresenta forse lo strumento più significativo di tutti: la relazione di missione. Introdotta dal Codice del Terzo settore (D.Lgs. n. 117/2017) e disciplinata nel dettaglio dal Decreto ministeriale del 5 marzo 2020 e dal principio contabile OIC 35 del febbraio 2022, la relazione di missione è obbligatoria per tutti gli enti con ricavi, rendite, proventi o entrate non inferiori a 300.000 euro, mentre per gli enti al di sotto di questa soglia (che redigono il bilancio in forma di rendiconto per cassa) può comparire come annotazione a corredo del documento contabile.

La caratteristica che rende la relazione di missione uno strumento unico nel suo genere è la sua natura ibrida: essa cumula in un solo documento informazioni che nel mondo delle società di capitali sono distribuite tra due atti separati, la nota integrativa e la relazione sulla gestione. Da un lato, dunque, illustra le singole poste di bilancio, spiegandone la composizione, i criteri di valutazione adottati, i movimenti delle immobilizzazioni, la natura dei debiti e dei crediti, le eventuali riserve vincolate e le operazioni con parti correlate. Dall’altro, descrive l’andamento economico e gestionale complessivo dell’ente, le modalità con cui sono state perseguite le finalità statutarie, le attività di interesse generale svolte e il contributo eventuale delle attività diverse alla missione principale dell’organizzazione.

Questa doppia natura non è un dettaglio tecnico: riflette una scelta precisa del legislatore, consapevole che per un ente senza scopo di lucro i numeri da soli non bastano a raccontare la realtà. Un’associazione che ha ricevuto una donazione vincolata all’acquisto di un bene, o che ha impiegato centinaia di ore di volontariato per realizzare i propri progetti, non può limitarsi a registrare queste voci in un prospetto contabile: deve spiegarle, contestualizzarle, renderle leggibili anche per chi non è un esperto di bilanci. È qui che la relazione di missione diventa lo strumento attraverso cui l’ente dialoga con i propri sostenitori, i donatori, i volontari e la comunità di riferimento, dimostrando non solo di aver gestito le risorse in modo corretto, ma di averle usate per fare davvero quello che si era prefissato.

Tra i contenuti obbligatori più rilevanti (e spesso sottovalutati nella pratica) vi sono il prospetto dei costi e proventi figurativi, che consente di dare evidenza economica al lavoro dei volontari iscritti nel registro, calcolato sulla base della retribuzione oraria lorda dei contratti collettivi applicabili, e la verifica del rapporto retributivo uno a otto, che attesta il rispetto del limite massimo tra la retribuzione più bassa e quella più alta tra i dipendenti dell’ente. Sono informazioni che non hanno un impatto diretto sul risultato economico, ma che parlano in modo eloquente dei valori e dell’organizzazione interna di chi redige il documento.

È importante sottolineare che la relazione di missione può essere soggetta, almeno in parte, alla revisione legale dei conti: il revisore esprime un giudizio sulla sezione che illustra le poste di bilancio e un giudizio di coerenza sulla parte relativa all’andamento economico e gestionale. Questo significa che il documento non è un semplice racconto libero, ma un atto formale con piena valenza giuridica, che deve essere redatto con cura e coerenza rispetto ai dati numerici del bilancio.

Per i presidenti e i responsabili amministrativi delle associazioni, comprendere il valore della relazione di missione significa smettere di considerarla un adempimento burocratico da assolvere all’ultimo momento, e iniziare a trattarla per quello che è: il documento in cui l’ente si racconta, giustifica le proprie scelte, rendiconta il proprio operato e costruisce la fiducia di chi lo sostiene.

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