Conseguenze in caso di scostamento tra ricavi e costi

Come ormai chiarito, un’attività di interesse generale assume natura non commerciale quando è svolta a titolo gratuito o dietro corrispettivi che non eccedono i costi effettivi. La Circolare 1/E del 2026 interviene proprio su questo terreno, offrendo agli operatori un grado di chiarezza maggiore nell’analisi di ciò che accade quando emerge uno scostamento tra costi e ricavi.

Il Codice del Terzo Settore stabilisce che le attività di interesse generale conservano natura non commerciale anche qualora i ricavi non superino di oltre il 6 per cento i relativi costi, in ciascun periodo d’imposta. A questa soglia quantitativa la norma affianca però un preciso vincolo temporale: il superamento, infatti, non può protrarsi per più di tre esercizi consecutivi.

La previsione svolge una duplice funzione. Da un lato consente di delimitare con esattezza la fattispecie del superamento dei costi; dall’altro introduce un margine di tolleranza e di flessibilità nella gestione degli enti, permettendo agli amministratori di mantenere l’attività al di fuori del perimetro commerciale e, dunque, di sottrarla al concorso alla formazione del reddito ai fini IRES. Si tratta tuttavia di un margine circoscritto, la cui operatività è limitata a tre periodi d’imposta consecutivi.

Volendo riassumere i due poli della questione:

l’attività di interesse generale è considerata non commerciale quando è svolta a titolo gratuito, quando i ricavi sono pari ai costi o non li eccedono, oppure quando i ricavi superano i costi entro il limite del 6 per cento, ma solo per un massimo di tre periodi d’imposta consecutivi;

l’attività assume invece natura commerciale quando i ricavi superano i costi di oltre il 6 per cento, ovvero quando si registra un avanzo di gestione di qualsiasi ammontare nell’esercizio immediatamente successivo al triennio in cui lo scostamento era stato contenuto entro la soglia del 6 per cento.

Per cogliere appieno il funzionamento del meccanismo, conviene ricorrere ad alcuni esempi.

Si consideri l’Associazione Margherita, che svolge dietro corrispettivo un’attività di interesse generale nell’ambito dei servizi sociali. Negli esercizi t1, t2 e t3 l’associazione registra ricavi che eccedono i costi del 3 per cento: rimanendo entro la soglia del 6 per cento e nell’arco del triennio consentito, l’attività conserva natura non commerciale. Esaurito però il triennio di tolleranza, affinché l’attività mantenga tale qualificazione l’ente dovrà, nel corso del quarto esercizio, contenere i corrispettivi entro l’importo dei costi effettivamente sostenuti. Solo la presenza di un esercizio in cui i ricavi risultino pari ai costi, o comunque non li eccedano, consente di azzerare il conteggio e di far ripartire da capo il computo dell’eccedenza: a partire da quel momento l’ente potrà nuovamente avvalersi del criterio di tolleranza per un nuovo triennio.

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