
Chi si occupa di un ente del Terzo settore lo sa bene: il bilancio sociale non è solo un adempimento, ma il modo in cui l’organizzazione si racconta a chi la sostiene, la frequenta o la controlla. Tra le informazioni che le Linee guida del 4 luglio 2019 chiedono di fornire, ce ne sono due gruppi che a prima vista sembrano simili e che invece il decreto tiene accuratamente distinti: quelle sulla governance e quelle sulle persone. Vale la pena capire perché.
Partiamo dalla governance, che nel bilancio sociale trova posto nella sezione “Struttura, governo e amministrazione”. Qui l’ente deve spiegare, in modo trasparente, chi decide e come. Il decreto chiede di indicare la composizione della base sociale, cioè quanti sono gli associati e come è organizzata l’assemblea quando esiste. Chiede poi di descrivere gli organi che governano l’ente (il consiglio direttivo, il presidente, l’organo di controllo) facendo i nomi delle persone che ricoprono le cariche, la data della loro prima nomina e la durata del mandato. Sono dettagli che permettono a chiunque legga di verificare che il potere sia distribuito con chiarezza e che gli incarichi abbiano una scadenza, non siano eterni. Dove è rilevante, si chiede anche di raccontare quanto gli associati partecipano davvero alla vita dell’ente: la democraticità interna, che per il Terzo settore non è un dettaglio formale ma una ragione d’essere. In questa stessa sezione, infine, trova spazio la mappatura degli stakeholder, cioè l’individuazione di tutti gli interlocutori dell’ente e delle modalità con cui vengono coinvolti.
A questo punto sorge la domanda che molti presidenti e anche diversi professionisti si pongono: se il bilancio sociale dedica una sezione alle persone che operano per l’ente (dipendenti e volontari, con la loro formazione, i contratti, i compensi e i rimborsi) perché non riunire tutto in un unico capitolo? La risposta tocca il cuore della logica del documento. I lavoratori, i dipendenti e i volontari sono anch’essi stakeholder interni, esattamente come i soci e gli amministratori. Sono cioè portatori di interesse che stanno dentro l’organizzazione, non fuori. Per questo il bilancio sociale non li tratta come semplici “risorse” da contabilizzare, ma come interlocutori verso cui l’ente ha precise responsabilità da rendere pubbliche.
È proprio qui la differenza, Governance e persone sono entrambe popolate da stakeholder interni, ma rispondono a due domande diverse. La governance riguarda chi guida: gli organi, le regole, i meccanismi con cui si prendono le decisioni, l’architettura del potere. La sezione sulle persone riguarda invece chi fa funzionare l’ente ogni giorno: la consistenza del personale e dei volontari, la loro valorizzazione, le condizioni di lavoro. Uno è il piano del governo, l’altro è il piano dell’operatività. In altre parole, la sezione sulla governance fotografa chi comanda e controlla, quella sulle persone dà voce a chi, con il proprio lavoro retribuito o volontario, realizza la missione. Distinguerle, pur riconoscendo che si tratta in entrambi i casi di stakeholder interni, è ciò che permette al bilancio sociale di essere davvero quello che deve essere: uno strumento chiaro, onesto e comprensibile a tutti.
