Il voto dei minorenni in assemblea, come palestra di democrazia

Questo articolo nasce dal lavoro di una giovane autrice prossima al completamento del proprio percorso di studi, interessata ai temi del Terzo Settore e al ruolo che la fiscalità riveste nel funzionamento degli enti a vocazione sociale. Il contributo si distingue per l’attenzione posta agli aspetti sostanziali della disciplina e per lo sguardo attento alle ricadute operative delle scelte normative.

Di fronte a una società che spesso relega i giovani ai margini dei processi decisionali, il Terzo Settore e il mondo sportivo sono chiamati a un cambio di passo: garantire il diritto di voto ai minori non è solo un adempimento burocratico, ma un imperativo etico e civile.

Le cronache recenti ci restituiscono l’immagine di una gioventù che chiede spazio e ascolto. Dalle piazze in cui gli studenti manifestano contro il “semestre filtro” e le riforme dell’istruzione, emerge chiaramente un senso di esclusione: i ragazzi sentono che il loro futuro viene disegnato da altri, senza che la loro voce abbia un peso reale. In questo contesto, l’associazionismo non può permettersi di replicare le stesse dinamiche di chiusura. Al contrario, deve diventare il luogo privilegiato in cui la partecipazione si impara esercitandola.

Per anni, molti statuti associativi hanno limitato il diritto di voto ai soli maggiorenni, basandosi sulla presunta incapacità di agire dei minori. Tuttavia, il quadro normativo e giurisprudenziale è radicalmente mutato, trasformando quella che sembrava una scelta discrezionale in una potenziale discriminazione.

Il Ministero del Lavoro, con la Nota n. 1309 del 2019, ha chiarito che sebbene sia legittimo fissare requisiti di ammissione, questi non possono essere irragionevoli o discriminatori. In particolare, escludere i minorenni dal diritto di voto è stato giudicato illegittimo da recenti orientamenti della Corte di Cassazione (sentenza n. 23228/2017). Il principio sancito è chiaro: i diritti partecipativi non possono essere limitati dall’età, poiché l’esercizio del voto per il socio minore è attribuito ex lege a chi ne esercita la responsabilità genitoriale.

Questo orientamento è stato ulteriormente rafforzato nel contesto della Riforma del Terzo Settore. L’accesso agli Enti del Terzo Settore (ETS) non può essere limitato ai soli maggiorenni; di conseguenza, i minorenni devono essere ammessi e dotati di diritto di voto. Tale principio di “porta aperta” e democraticità sta diventando un requisito essenziale anche per l’iscrizione al RUNTS e per il mantenimento delle agevolazioni fiscali, spingendo verso la necessaria revisione di quegli statuti che ancora prevedono divieti.

Oltre all’adeguamento normativo, esiste un beneficio indiretto di inestimabile valore sociale: l’educazione alla consapevolezza civica. In un’epoca storica segnata da una preoccupante disaffezione alle urne e da un astensionismo sempre più marcato nelle elezioni politiche, l’associazione diventa la prima, vera “palestra” di cittadinanza.

Consentire a un ragazzo di votare in assemblea (o di vedere il proprio genitore farlo in sua vece e nel suo interesse) genera un effetto pedagogico potente. Il giovane associato sperimenta concretamente il rapporto causa-effetto del proprio voto: comprende che esprimere una preferenza incide sulla vita della comunità, sulla scelta delle attività o sulla gestione delle risorse.

Come sottolineato dal Ministero, le associazioni hanno tra le loro finalità civiche proprio “l’educazione dei giovani ai valori di etica e responsabilità” . Imparare che la propria opinione conta all’interno di una piccola comunità sportiva o culturale è il presupposto fondamentale per formare, domani, un elettore consapevole che non rinuncerà a esercitare il proprio diritto alle urne.

Se la norma impone l’adeguamento, è la visione sociale che deve guidarne l’applicazione. Limitare la partecipazione attiva dei giovani significa privare l’associazione di una prospettiva vitale. Come evidenziato dal Ministero, le associazioni di promozione sociale devono valorizzare i principi di democraticità e partecipazione per consentire il libero svolgimento della personalità dei singoli.

Impedire il voto ai soci più giovani, o considerare la loro presenza meramente “numerica” senza peso politico, rischia di trasformare l’ente in una struttura ingessata. Al contrario, riconoscere che il voto (seppur esercitato formalmente dai genitori fino ai 18 anni) appartiene al minore, significa legittimare la sua appartenenza alla comunità. Significa dire a quel ragazzo che scende in piazza per la scuola: “Qui la tua opinione conta, qui sei parte integrante del processo decisionale”.

L’apertura al voto dei minorenni pone, naturalmente, delle sfide pratiche e culturali. Spesso si teme che ciò complichi la gestione assembleare o che i genitori non rappresentino fedelmente la volontà del giovane associato. Tuttavia, la normativa suggerisce che le previsioni statutarie non debbano mirare a porre limiti artificiali, ma a tracciare una “identità associativa” in cui tutti possano riconoscersi.

Includere i minori nei meccanismi democratici (attraverso la rappresentanza genitoriale) costringe l’associazione a un dialogo intergenerazionale costante. Non si tratta più solo di offrire un servizio sportivo o culturale a un utente passivo, ma di coinvolgere una famiglia e un giovane cittadino nella vita dell’ente.

Mentre le istituzioni scolastiche e politiche faticano a intercettare il disagio e le proposte delle nuove generazioni, le associazioni hanno l’opportunità di essere l’avanguardia dell’inclusione. Adeguare gli statuti per garantire il voto ai minorenni non deve essere vissuto come un’imposizione burocratica dettata dalla riforma o dalla giurisprudenza, ma come una scelta consapevole.

È tempo di superare la vecchia concezione che vede i giovani come “cittadini di domani”: sono cittadini di oggi, con diritti costituzionalmente garantiti di associarsi e partecipare. Dare loro voce, anche attraverso lo strumento formale del voto, è il primo passo per costruire una società che non si limita a parlare di giovani, ma inizia finalmente a parlare con loro.

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